Virgil Abloh: The Codes ha portato al Grand Palais di Parigi uno degli archivi creativi più importanti della moda e della sneaker culture contemporanea. Dal 30 settembre al 9 ottobre 2025, il Virgil Abloh Archive™, in partnership con Nike, ha raccontato quasi vent’anni di lavoro del designer attraverso prototipi, schizzi, oggetti, immagini, footwear, moda, musica e architettura.
Non si è trattato semplicemente di una mostra dedicata alle sneakers. The Codes ha cercato di spiegare il metodo con cui Virgil Abloh trasformava oggetti già conosciuti attraverso piccoli interventi, simboli e regole visive capaci di renderli immediatamente riconoscibili.
Al centro del percorso c’era naturalmente anche il rapporto con Nike: dalla rivoluzione di The Ten alle Air Force 1, Jordan, Dunk e agli altri progetti che hanno cambiato profondamente il modo di concepire una collaborazione sneaker.
Virgil Abloh: chi era il designer che ha cambiato moda e sneaker culture
Virgil Abloh, nato nel 1980 e scomparso nel 2021, ha costruito una carriera difficile da racchiudere in una sola definizione.
Formatosi come ingegnere civile e successivamente nell’architettura, ha lavorato tra moda, musica, arte, design, mobili, footwear e direzione creativa. Nel 2012 fonda Pyrex Vision e l’anno successivo dà vita a Off-White, brand con cui sviluppa un linguaggio capace di mettere in comunicazione streetwear e alta moda.
Nel 2018 viene inoltre nominato direttore artistico della linea uomo di Louis Vuitton, diventando una delle figure più influenti della moda contemporanea.
Ma una parte fondamentale della sua eredità passa dalle sneakers e dal rapporto costruito con Nike.
Abloh non si limitava a scegliere nuovi colori. Smontava visivamente gli oggetti, rendeva visibile il processo produttivo e utilizzava dettagli normalmente nascosti come parte del design.

Cosa significa “The Codes” di Virgil Abloh?
Il titolo della mostra non è casuale.
I “Codes” erano i principi e i segni attraverso cui Virgil costruiva il proprio linguaggio creativo. Elementi apparentemente semplici potevano essere applicati a una sneaker, un capo, un mobile, uno spazio o un progetto grafico mantenendo la stessa logica.
Virgolette, scritte industriali, componenti lasciati visibili, cuciture esposte, zip tie, colori utilizzati come segnaletica e piccoli spostamenti rispetto all’oggetto originale diventavano strumenti progettuali.
Una delle idee più conosciute associate ad Abloh era quella di modificare un oggetto esistente solo quanto basta per cambiarne la percezione. Non serviva necessariamente creare qualcosa da zero: poteva essere sufficiente intervenire su alcuni codici fondamentali per attribuirgli un nuovo significato.
È proprio questo metodo a collegare tra loro progetti apparentemente lontanissimi.
Virgil Abloh x Nike: la collaborazione che cambia tutto
Il rapporto tra Virgil Abloh e Nike raggiunge il suo momento decisivo nel 2017.
Il progetto si chiama The Ten e parte da un'idea radicale: prendere dieci silhouette appartenenti alla storia Nike e Jordan, smontarle visivamente e ricostruirle attraverso il linguaggio di Abloh.
Le dieci sneakers originali erano:
- Air Jordan 1
- Nike Air Max 90
- Nike Air Presto
- Nike Air VaporMax
- Nike Blazer Mid
- Nike Air Force 1 Low
- Nike React Hyperdunk 2017
- Nike Zoom Fly
- Nike Air Max 97
- Converse Chuck Taylor All Star
Il progetto viene diviso concettualmente tra “REVEALING” e “GHOSTING”: da una parte sneakers letteralmente aperte e decostruite, dall’altra materiali traslucidi che permettono di osservare elementi normalmente nascosti.
The Ten: perché è diventata una collezione così importante
The Ten non ha inventato il concetto di collaborazione sneaker, ma ha cambiato profondamente il modo in cui una collaborazione poteva intervenire sul prodotto.
Virgil non applicava semplicemente il logo Off-White sopra una Nike.
Sulla Air Jordan 1, per esempio, lo Swoosh sembra quasi staccato dalla tomaia, le cuciture diventano parte della composizione e diverse componenti appaiono volutamente incompiute. La scritta “AIR” viene stampata direttamente sulla midsole tra virgolette.
Su altri modelli vengono aggiunti testi come “SHOELACES”, “FOAM” e denominazioni tecniche che normalmente sarebbero rimaste invisibili al consumatore.
Abloh trasforma quindi il processo industriale stesso in linguaggio estetico.

Dopo The Ten: tutte le Nike e Jordan di Virgil Abloh
Il successo del progetto del 2017 apre la strada a una collaborazione molto più lunga.
Negli anni successivi arrivano nuove Air Jordan 1, Air Presto, VaporMax, Blazer, Air Force 1, Dunk, Air Jordan 2, Air Jordan 5 e numerosi altri modelli.
Alcune sneakers diventano strettamente legate a luoghi e istituzioni culturali. È il caso delle Air Force 1 realizzate per il Museum of Modern Art di New York, per il MCA di Chicago, per ICA Boston e per altri progetti collegati all’universo creativo del designer.
Nel 2021 arriva inoltre The 50, progetto composto da cinquanta Nike Dunk Low in cui piccole variazioni di materiali e colori permettono di creare decine di versioni partendo dalla stessa struttura.
Chi vuole esplorare queste release può trovare diversi modelli nella selezione Nike x Off-White di ResellZone.
Virgil Abloh: The Codes al Grand Palais di Parigi
La mostra parigina viene inaugurata il 30 settembre 2025, giorno in cui Virgil Abloh avrebbe compiuto 45 anni, e rimane visitabile al Grand Palais fino al 9 ottobre.
È stata la prima grande esposizione europea esclusivamente dedicata al lavoro di Virgil Abloh e nasce dalla collaborazione tra il Virgil Abloh Archive™ e Nike, con il supporto della Virgil Abloh Foundation.
Il progetto è stato curato da Chloe Sultan e Mahfuz Sultan come versione ampliata della precedente esposizione The Codes presentata nel 2022.
Il punto di partenza è impressionante: il Virgil Abloh Archive comprende circa 20.000 elementi tra prototipi, schizzi, immagini, oggetti, progetti e materiali appartenuti al designer.
La mostra non esponeva quindi soltanto prodotti finiti. Una parte fondamentale era dedicata proprio al processo: prove, idee, prototipi e oggetti che permettevano di osservare come Abloh arrivasse dal concetto iniziale al risultato finale.

20.000 pezzi per raccontare quasi vent'anni di creatività
Una delle caratteristiche più importanti di The Codes è l'ampiezza del racconto.
Ridurre Virgil Abloh alla collaborazione con Nike sarebbe infatti impossibile. Il percorso attraversava quasi vent’anni di produzione e mostrava come gli stessi principi creativi potessero spostarsi continuamente tra discipline differenti.
Footwear, abbigliamento, architettura, pubblicità, musica, mobili, grafica e oggetti personali venivano presentati come parti dello stesso sistema.
Questo permetteva di capire un elemento fondamentale del lavoro di Virgil: il medium poteva cambiare, il metodo rimaneva riconoscibile.
Moda, musica, architettura e sneaker nello stesso archivio
Uno degli aspetti più interessanti della carriera di Abloh è proprio l'assenza di confini rigidi.
Prima di diventare uno dei designer più conosciuti al mondo aveva studiato ingegneria e architettura. Parallelamente lavorava nella musica, nel DJing e nella direzione creativa.
Nel corso della carriera questi mondi non vengono mai realmente separati.
Una sfilata può utilizzare logiche provenienti dall'architettura. Una sneaker può essere trattata come un oggetto industriale da analizzare. Il packaging può diventare parte del progetto. Un DJ set può entrare nello stesso ecosistema di una collezione moda.
The Codes mostrava proprio come questa contaminazione non fosse casuale, ma una delle caratteristiche strutturali del suo lavoro.
Nike dentro The Codes: prototipi e processo creativo
La partnership con Nike occupava inevitabilmente uno spazio centrale all'interno della mostra.
Oltre alle sneakers ormai diventate iconiche, il percorso permetteva di osservare materiali d'archivio e prototipi che aiutavano a comprendere il processo attraverso cui Virgil reinterpretava i modelli Nike.
La differenza è importante.
Vedere una sneaker retail permette di osservare il risultato. Vedere prove, sample e idee intermedie permette invece di capire come quel risultato è stato costruito.
È esattamente il tipo di accesso che rende un archivio particolarmente prezioso per designer e creativi.
Workshop, conversazioni, DJ set e proiezioni
The Codes non era stata progettata come un'esposizione completamente statica.
Durante i giorni di apertura il programma comprendeva conversazioni, workshop, DJ set, proiezioni e incontri con figure appartenenti alla comunità creativa costruita intorno a Virgil.
Nike ha partecipato con approfondimenti dedicati alla lunga collaborazione con Abloh e con incontri che coinvolgevano designer, atleti e partner del brand.
Questa componente partecipativa era coerente con uno dei principi centrali della sua filosofia: rendere il processo creativo accessibile e utilizzare la propria posizione per aprire porte ad altre persone.
Il ritorno di Colette al Grand Palais
Durante The Codes è tornato temporaneamente anche un altro nome fondamentale della cultura moda parigina: Colette.
Lo storico concept store, chiuso definitivamente nel 2017, ha occupato la Rotonde Clemenceau del Grand Palais con uno spazio speciale legato alla mostra.
Il progetto proponeva prodotti realizzati da collaboratori vicini a Virgil insieme ad alcuni oggetti particolarmente significativi, tra cui una riedizione della collaborazione Virgil Abloh x Braun e la traduzione francese del libro Abloh-isms di Larry Warsh.
Anche questo dettaglio racconta quanto The Codes fosse pensata come una ricostruzione dell'ecosistema culturale intorno ad Abloh, e non soltanto come una sequenza di oggetti da osservare.
Virgil Abloh e Jordan Brand
All'interno del percorso Nike, il rapporto con Jordan Brand occupa naturalmente un ruolo speciale.
La Off-White x Air Jordan 1 “Chicago” del 2017 è diventata una delle sneakers simbolo dell'intera carriera di Abloh. Seguiranno la versione White europea e la University Blue, oltre alle reinterpretazioni di Air Jordan 5 e Air Jordan 2.
Virgil aveva un rapporto personale molto forte con le Jordan: erano sneakers che appartenevano alla cultura con cui era cresciuto.
Decostruire una Air Jordan 1 significava quindi intervenire su un oggetto già carico di significato, mantenendone riconoscibile la storia mentre ne modificava completamente la lettura.
Perché zip tie, virgolette e scritte sono diventati così riconoscibili?
Molti elementi associati a Off-White e alle collaborazioni Nike funzionano perché sono estremamente semplici.
La zip tie, per esempio, nasce come un oggetto industriale comunissimo. Inserita sopra una sneaker diventa però un elemento estraneo che costringe a guardare nuovamente l'oggetto.
Le virgolette fanno qualcosa di simile. Scrivere “AIR” su una midsole che contiene già una unità Air sembra quasi ridondante, ma proprio quella ridondanza trasforma una caratteristica tecnica in comunicazione.
Lo stesso vale per “SHOELACES” stampato sui lacci.
Virgil rende esplicito ciò che normalmente non avrebbe bisogno di essere spiegato. È uno dei meccanismi più semplici e allo stesso tempo più efficaci del suo linguaggio.
La regola del 3% di Virgil Abloh
Uno dei concetti più citati parlando del metodo di Virgil è la cosiddetta “3% rule”.
L'idea, semplificando, è che modificare una piccola percentuale di un oggetto già esistente possa essere sufficiente a produrre qualcosa percepito come nuovo.
Il valore del concetto non sta nella percentuale matematica in sé, ma nel modo in cui descrive il suo approccio creativo.
Abloh non vedeva sempre l'originalità come la necessità di cancellare ciò che era venuto prima. Preferiva spesso dialogare con un oggetto conosciuto, alterandone alcuni codici per cambiarne il significato.
The Ten è probabilmente l'esempio più famoso di questa filosofia applicata alle sneakers.
Cosa resta di Virgil Abloh dopo The Codes
La mostra del Grand Palais ha avuto un valore particolare perché ha spostato l'attenzione dal singolo prodotto al processo creativo completo.
Virgil Abloh viene spesso ricordato attraverso alcune immagini immediatamente riconoscibili: Off-White, le cinture industriali, The Ten, Louis Vuitton, le Jordan 1 o le Air Force 1.
L'archivio mostra però che dietro quegli oggetti esisteva un sistema molto più ampio fatto di studio, collaborazioni, prove, riferimenti e connessioni tra discipline.
Ed è probabilmente questa la parte più importante della sua eredità.
Non soltanto le sneakers che ha creato, ma il modo in cui ha dimostrato a una nuova generazione che moda, arte, musica, architettura e cultura street potevano utilizzare lo stesso linguaggio e occupare lo stesso spazio.
Perché Virgil Abloh ha cambiato la sneaker culture
L'impatto di Virgil sulle sneakers non si misura semplicemente nel valore raggiunto da alcuni modelli sul mercato secondario.
Il cambiamento più profondo riguarda il modo in cui una collaborazione viene pensata.
Dopo The Ten diventa molto più comune vedere sneaker in cui il collaboratore interviene sulla costruzione, racconta il processo, modifica il packaging e costruisce un universo narrativo intorno al prodotto.
Abloh ha mostrato che una sneaker già conosciuta da milioni di persone poteva essere utilizzata come una tela su cui discutere di design, produzione, cultura e comunicazione.
Virgil Abloh: The Codes ha avuto proprio questo merito: riportare l'attenzione dalle singole grail al metodo che le aveva generate.
E forse è questo il motivo per cui, anni dopo la sua scomparsa, il suo lavoro continua a essere così presente: i prodotti appartengono a un momento preciso, ma i suoi codici continuano a essere utilizzati, reinterpretati e discussi da chi progetta ciò che viene dopo.



