Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone

Nike SB What The Dunk: la sneaker che ha messo insieme 31 grail in un’unica follia

La Nike SB Dunk Low What The Dunk non è una normale colorway, ma un intero archivio Nike SB trasformato in sneaker. Progettata nel 2007 da James Arizumi per accompagnare il lancio del video Nothing But the Truth, riunisce dettagli provenienti da 31 Dunk SB leggendarie, tra cui Pigeon, Supreme, Paris, eBay, Cali, Jedi, Lucky e Buck. Le due scarpe sono volutamente diverse, caotiche e piene di riferimenti nascosti, creando un puzzle che parla direttamente ai veri conoscitori della cultura SB. Prodotta in quantità limitate e diventata il modello che ha dato origine al linguaggio “What The”, oggi è considerata uno dei grail più importanti, riconoscibili e culturalmente rilevanti della storia Nike.

Nel mondo Nike SB esistono Dunk rare, Dunk leggendarie e Dunk che hanno cambiato per sempre il modo di raccontare una sneaker. Poi esiste la Nike SB Dunk Low What The Dunk, una scarpa talmente assurda da sembrare il risultato di un esperimento sfuggito al controllo dei designer.

Non prova a essere pulita, equilibrata o facile da abbinare. Fa esattamente il contrario: prende alcuni dei modelli più importanti dei primi anni Nike SB, li smonta idealmente pannello dopo pannello e li ricompone in una coppia completamente asimmetrica. Le due scarpe non sono uguali, i materiali cambiano continuamente e ogni dettaglio sembra provenire da una release diversa.

Il risultato è un collage costruito attraverso elementi di 31 Nike SB Dunk. Un archivio da indossare, pieno di riferimenti a sneaker che già nel 2007 erano considerate grail e che oggi valgono cifre enormi. La What The Dunk non celebra quindi una sola storia: cerca di raccontare, nello spazio di una coppia di scarpe, l’intera nascita del mito Nike SB.


Il 2007 e l’epoca in cui Nike SB poteva permettersi di celebrare se stessa

La What The Dunk nasce nel 2007, appena cinque anni dopo il lancio ufficiale della divisione Nike SB. In quel periodo il brand aveva già compiuto una trasformazione impressionante: da outsider inizialmente guardato con diffidenza dalla comunità skate era diventato uno dei protagonisti più influenti della cultura sneaker.

Il merito non era soltanto delle caratteristiche tecniche della SB Dunk, come la linguetta imbottita, la soletta Zoom Air e una costruzione adattata allo skateboarding. La vera forza della linea risiedeva nella sua capacità di creare storie. Ogni nuova colorway poteva prendere ispirazione da una città, da uno skate shop, da un artista, da un personaggio cinematografico, da un animale o persino da un prodotto della vita quotidiana.

Nel giro di pochi anni erano nate sneaker come le Supreme Dunk, le Paris, le eBay, le Cali, le Jedi e naturalmente le leggendarie Pigeon. Modelli diversissimi tra loro, ma uniti dalla capacità di generare comunità, racconti e desiderio ben prima che Instagram, TikTok e le raffle digitali diventassero parte dello sneaker game.

La What The Dunk arriva esattamente in questo momento. Nike SB aveva ormai costruito un linguaggio riconoscibile e poteva permettersi di guardare al proprio archivio, celebrarlo e persino prenderlo in giro attraverso una sneaker volutamente esagerata.

Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone


James Arizumi e l’idea della “Dunk definitiva”

Il progetto viene affidato al designer James Arizumi, che parte da un obiettivo apparentemente impossibile: costruire la “Dunk to end all Dunks”, la Dunk capace di racchiudere tutte le altre. Non una nuova colorazione tradizionale e nemmeno una collaborazione con un singolo artista, ma una sneaker che funzionasse come una retrospettiva dei primi anni della linea SB.

Arizumi seleziona elementi provenienti da 31 differenti Nike SB Dunk. Il lavoro non consiste semplicemente nell’accostare colori casuali: ogni pannello, stampa, ricamo e materiale deve essere riconoscibile e, allo stesso tempo, inserirsi dentro una composizione nuova. La difficoltà aumenta perché le due scarpe vengono progettate in modo diverso, così da moltiplicare lo spazio disponibile per le citazioni.

Nike ha descritto la creazione come un processo meticoloso, complesso e volutamente ridicolo. È una definizione perfetta. La What The Dunk è assurda per scelta, ma dietro il suo caos apparente esiste un lavoro quasi archivistico. Ogni dettaglio è lì per una ragione e ogni elemento parla a chi conosce davvero la storia della linea.

Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone


Il legame con “Nothing But the Truth”

La What The Dunk non nasce come una release isolata. Viene sviluppata come componente sneaker della campagna dedicata a Nothing But the Truth, il primo video full-length prodotto da Nike SB. Il progetto rappresentava un momento fondamentale per il brand: non bastava più realizzare buone scarpe o sponsorizzare rider importanti, Nike voleva dimostrare di possedere una vera identità all’interno della cultura skate.

Il film riuniva il team Nike SB e trasformava anni di riprese, viaggi e skateboarding in una dichiarazione collettiva. La What The Dunk svolgeva la stessa funzione attraverso il design: se il video mostrava ciò che Nike SB era diventata sullo skate, la sneaker mostrava ciò che aveva costruito attraverso le sue release.

Per questo definirla semplice prodotto promozionale sarebbe riduttivo. Era un manifesto celebrativo. Un modo per dire che Nike SB aveva ormai un archivio abbastanza forte da essere smontato, citato e ricostruito in una sola coppia di scarpe.

Il modello arrivò nel corso dell’ottobre 2007, durante quella che sarebbe stata ricordata come la fase iniziale della Gold Box Era. Nonostante l’enorme attenzione generata dal concept, Nike offrì al pubblico soltanto una quantità limitata di paia, contribuendo fin dall’inizio alla sua trasformazione in oggetto da collezione.


Trentuno Dunk in una sola sneaker

La caratteristica che rende unica la What The Dunk è naturalmente la quantità di riferimenti inseriti nel design. Non esiste un solo elemento dominante: ogni zona della sneaker cambia materiale, colore e identità, creando una sequenza continua di citazioni.

Tra i richiami più immediatamente riconoscibili troviamo:

  • il piccione ricamato della Staple NYC Pigeon;
  • l’elephant print delle Supreme Dunk Low;
  • le celebri stelle dorate associate alle Supreme Dunk High;
  • le grafiche artistiche legate alle rarissime Paris;
  • il verde acceso e altri elementi della eBay Dunk;
  • richiami cromatici e materiali provenienti da Cali, Jedi, Lucky e Buck.

Questi sono soltanto alcuni dei riferimenti più facili da individuare. La scarpa contiene dettagli presi anche da molte altre release, distribuiti tra punta, tallone, linguetta, fodera, Swoosh, pannelli laterali e suola. Alcuni sono evidenti anche a chi conosce superficialmente Nike SB; altri richiedono uno sguardo più esperto.

È proprio questa stratificazione a rendere la What The Dunk così affascinante. Non si esaurisce al primo sguardo. Più si conosce la storia della linea, più il design acquista significato.

Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone


La Pigeon, le Supreme e le Paris: i riferimenti diventati leggenda

Il ricamo del piccione è uno degli elementi più importanti dell’intera sneaker. La Nike SB Dunk Low Staple “NYC Pigeon” era uscita nel 2005 ed era già diventata simbolo dell’hype moderno dopo il caos avvenuto davanti al Reed Space di New York. Inserirla nella What The Dunk significava riconoscere immediatamente il suo valore storico.

Altrettanto importanti sono i riferimenti alle Supreme Dunk. L’elephant print richiama le Low del 2002, mentre le stelle dorate riportano alla memoria le High del 2003. Quelle collaborazioni avevano contribuito a collegare in modo definitivo Nike SB, skateboarding e streetwear, diventando alcune delle release più influenti dei primi anni Duemila.

Le Paris Dunk, prodotte in quantità estremamente limitate e caratterizzate da pannelli artistici diversi da paio a paio, aggiungono invece una componente quasi museale. Citare le Paris significava inserire nella What The Dunk uno dei modelli che più chiaramente avevano trasformato la sneaker in tela artistica.

Infine c’è la eBay Dunk, una delle storie più assurde dell’archivio Nike SB. I riferimenti cromatici a quel modello aggiungono un ulteriore livello di rarità e di folklore, perché la What The Dunk non prende ispirazione soltanto dalle release popolari, ma anche da scarpe quasi impossibili da vedere dal vivo.


Cali, Jedi, Lucky e Buck: la memoria dei primi anni Nike SB

La What The Dunk non è composta esclusivamente dai modelli più costosi o celebri. Parte del suo fascino deriva dal modo in cui mette sullo stesso livello grail assoluti e colorway diventate simboliche soprattutto per chi viveva realmente la scena SB nei primi anni Duemila.

Le Cali, ispirate alla bandiera della California, raccontano il legame tra Nike SB e la West Coast. Le Jedi, con la loro palette verde e marrone, rappresentano perfettamente il periodo in cui la community attribuiva soprannomi alle colorway e costruiva attorno a esse storie spesso non ufficiali.

Le Lucky e le Unlucky appartengono invece a quel linguaggio fatto di simboli, numeri e contrasti, mentre le Buck richiamano l’universo dell’Oregon e una parte fondamentale dell’identità Nike. La What The Dunk riunisce tutto questo senza stabilire una gerarchia: ogni release diventa una tessera necessaria del puzzle.


Perché le due scarpe sono completamente diverse

Uno degli aspetti più radicali del progetto è l’asimmetria. La scarpa sinistra e quella destra non cercano quasi mai di corrispondersi. Colori, stampe e materiali cambiano continuamente, rendendo la coppia volutamente “sbagliata” secondo le normali regole del footwear design.

Questa scelta non serve soltanto a creare un effetto visivo caotico. Permette a James Arizumi di inserire molti più riferimenti e rende la sneaker simile a un doppio pannello espositivo. Ogni piede racconta una combinazione diversa di momenti Nike SB, mentre la coppia completa funziona come un’unica opera.

Oggi le sneaker mismatched sono molto più diffuse, ma nel 2007 una costruzione del genere risultava decisamente più estrema. La What The Dunk non suggeriva semplicemente di indossare due colori diversi: dimostrava che una sneaker poteva rinunciare quasi completamente alla coerenza tradizionale e diventare comunque iconica.

Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone


Una follia studiata nei minimi dettagli

A prima vista, la What The Dunk potrebbe sembrare una sneaker creata scegliendo casualmente pannelli e colori da un archivio. In realtà il progetto funziona proprio perché il caos è attentamente controllato. Ogni riferimento deve essere abbastanza fedele da risultare riconoscibile, ma anche abbastanza flessibile da convivere con tutti gli altri.

Il design gioca continuamente con contrasti estremi: stampe animalier accanto a materiali più puliti, colori fluorescenti vicino a toni naturali, dettagli ricamati abbinati a pannelli tecnici. La sneaker sembra sul punto di perdere completamente l’equilibrio, ma riesce comunque a mantenere la struttura riconoscibile della SB Dunk Low.

Per un appassionato, individuarne i riferimenti è parte integrante dell’esperienza. È come osservare un poster pieno di easter egg: più conosci l’archivio, più riesci a leggere ciò che hai davanti. La What The Dunk non vuole essere compresa da tutti nello stesso modo. Premia chi possiede memoria e conoscenza della cultura SB.


La nascita del linguaggio “What The”

L’impatto della sneaker non si limita alla storia della Dunk. La release del 2007 ha definito un vero e proprio linguaggio creativo che Nike avrebbe ripreso più volte negli anni successivi: il concetto “What The”.

L’idea consiste nel prendere colorway, momenti e dettagli appartenenti alla storia di una silhouette o di un atleta e unirli in un solo modello. Negli anni questo approccio sarebbe comparso su scarpe legate a Kobe Bryant, LeBron James, Kevin Durant e su numerose altre silhouette Nike.

Oggi il mash-up può sembrare quasi una categoria consolidata, ma nel 2007 la What The Dunk rappresentava qualcosa di realmente nuovo. Non celebrava una singola stagione o un solo atleta: trasformava il concetto stesso di archivio in linguaggio estetico.

Il termine “What The” è diventato sinonimo di sneaker mismatched, colori sovrapposti e riferimenti nascosti. Tutto parte da questa Dunk e dalla decisione di rendere l’eccesso non un problema da correggere, ma il cuore stesso del progetto.


Perché la What The Dunk è diventata un grail

La What The Dunk possiede tutti gli elementi necessari per diventare una sneaker leggendaria. Fu prodotta in quantità limitate, arrivò durante una fase fondamentale della storia Nike SB e presentava un concept impossibile da confondere con qualsiasi altra release.

La scarsità, però, rappresenta soltanto una parte della storia. Il suo vero valore nasce dalla capacità di condensare i primi anni della linea SB in un unico oggetto. Comprare una What The Dunk significa idealmente possedere un frammento delle Pigeon, delle Supreme, delle Paris, delle Cali e di decine di altre colorway che hanno costruito quella cultura.

A questo si aggiunge il ruolo pionieristico del modello. Non è soltanto una vecchia Dunk diventata costosa con il tempo: è la sneaker che ha aperto la strada a un’intera famiglia di design “What The” e che ha dimostrato quanto un mash-up potesse diventare potente quando sostenuto da una vera storia.

Nike SB What The Dunk: storia dei 31 grail riuniti in una sneaker | ResellZone


Il simbolo dell’era più creativa di Nike SB

La What The Dunk racconta un periodo in cui Nike SB sembrava non avere paura di nulla. Le ispirazioni potevano arrivare da una città, da uno skate shop, da un artista, da un piccione, da una birra, da un film horror o da un oggetto quotidiano. Ogni release aveva una personalità precisa e spesso il racconto diventava importante quanto il prodotto.

La What The Dunk funziona perché non cerca di scegliere quale di quelle storie fosse la migliore. Le mette tutte sullo stesso piano e le trasforma in un’unica celebrazione esagerata. È come se Nike avesse aperto le porte del proprio archivio, preso i frammenti più riconoscibili e costruito una sneaker-museo.

Non è nostalgia costruita a posteriori. Nel 2007 molti dei modelli citati erano recenti e il loro impatto era ancora vivo. La sneaker celebrava quindi una cultura che stava accadendo in quel momento, non un passato ormai lontano.


Quanto vale oggi una Nike SB What The Dunk?

Trovare oggi una What The Dunk autentica e in buone condizioni è estremamente difficile. Molte paia sono state indossate, perché nonostante il valore collezionistico restava una SB Dunk progettata con imbottitura e Zoom Air per poter essere utilizzata anche sullo skate.

Gli esemplari deadstock, completi di scatola originale e conservati correttamente, possono raggiungere richieste elevatissime. Le quotazioni cambiano molto in base alla taglia, allo stato della tomaia, all’ingiallimento e alla completezza del set. Alcuni annunci nelle taglie più rare hanno raggiunto persino valori a sei cifre, ma è fondamentale distinguere tra prezzo richiesto e vendita realmente conclusa.

Il dato più importante non è quindi una singola cifra. È il fatto che la What The Dunk sia ormai stabilmente considerata un pezzo da collezione di altissimo livello. Ogni coppia ha condizioni, provenienza e valore differenti, e le migliori vengono trattate come veri oggetti d’archivio.


Un archivio da indossare

La Nike SB Dunk Low “What The Dunk” non è una sneaker normale. È un puzzle composto da 31 storie, una retrospettiva dei primi anni Nike SB e una celebrazione del momento in cui la linea skate aveva finalmente costruito un’identità impossibile da ignorare.

Nel 2007 sembrava una pazzia: due scarpe diverse, decine di materiali, colori incompatibili e citazioni comprensibili soltanto agli appassionati più preparati. Oggi è considerata una delle Dunk più importanti di sempre proprio perché non ha mai cercato di essere universale, elegante o facile.

La What The Dunk parla direttamente a chi conosce la cultura SB. A chi vede un ricamo e pensa alla Pigeon, riconosce l’elephant print delle Supreme e sa perché un piccolo dettaglio verde può rimandare alla eBay Dunk.

È una sneaker che non contiene soltanto design. Contiene memoria. Ed è proprio per questo che, quasi vent’anni dopo, resta una follia impossibile da replicare.


Scopri i grail Nike SB su ResellZone

Su ResellZone trovi sneaker rare, limited e da collezione: modelli che non raccontano soltanto una release, ma interi capitoli della cultura sneaker. Dalle Nike SB più iconiche alle Jordan più ricercate, ogni paio porta con sé una storia precisa.

E alcune storie, come quella della What The Dunk, sono semplicemente impossibili da ricreare.

Lascia un commento

Questo sito è protetto da hCaptcha e applica le Norme sulla privacy e i Termini di servizio di hCaptcha.

RICEVI 20€ DI SCONTO

Iscriviti alla nostra newsletter e ti invieremo un codice sconto esclusivo di 20€ sul tuo primo ordine.